Dry Martini: il re dei cocktail

di Riccardo Bramante
Ci possono essere tanti modi per raccontare il Martini cocktail, perché, pur nelle sue diverse modalità di composizione, rappresenta più che un aperitivo un modo di essere.

“L’arma più temibile degli Stati Uniti” lo definì, a buona ragione, Nikita Kruscev, uno che di liquori (e di armi) se ne intendeva!

Non del tutto note sono le origini di questo mix; alcuni ritengono sia stato creato per la prima volta nel 1860 dal barman Jerry Thomas. Secondo altri fu l’italiano Martini a servirlo a New York nel 1910 in onore di John Rockefeller.

Così pure la composizione è diversa a seconda dei gusti; si va dal rapporto classico di 60% gin e 40% vermouth bianco secco, a quella di 15 a 1, preferita da Ernest Hemingway e da lui ribattezzata Montgomery, in onore del famoso generale inglese che sosteneva l’opportunità di ingaggiare battaglie solo quando si era in superiorità numerica di 15 a 1 nei confronti del nemico.

E come non ricordare quello descritto da James Bond in tanti suoi film: “ Martini secco in calice da champagne: tre parti di Gordon gin, una di vodka, mezza di Kina Lillet; agitare con ghiaccio e aggiungere una sottile fetta di limone”. E’ il Vesper Martini o Vodkatini, che va agitato e non mescolato per non fargli perdere limpidità.

Per non parlare, poi, di quelle “versioni” decisamente eccentriche, come il Martini Gibson in cui al cocktail classico viene aggiunta una cipollina in agrodolce.

Ma forse ha ragione Umberto Eco quando dice: “ Il Martini migliore è quello che ti fai da te, tanto che oserei dire che il momento magico è quello in cui lo si fa, non quello in cui si consuma”.

L’importante è che tutti gli ingredienti siano di prima qualità e il tutto sia servito nel classico bicchiere a cono rovesciato ben ghiacciato.

“Martini dry per tutti? Non c’è miglior tranquillante”, fa dire al protagonista Luis Bunuel nel film “Il fascino discreto della borghesia”; e ciò è assolutamente vero, purché non si ecceda! Altrimenti si va incontro a effetti come quelli descritti dalla scrittrice statunitense Dorothy Parker: “ Adoro farmi un Martini, massimo due, al terzo finisco sotto il tavolo e al quarto sotto il mio ospite”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.